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Monte Compatri: 170mila euro spesi per un archivio digitale mai realizzato

A denunciare la mancata realizzazione dell’archivio digitale è il sindaco Marco De Carolis che ha revocato l’incarico alla società che da oltre dieci anni doveva digitalizzare i documenti comunali. Incarico mai portato a termine

I faldoni dell'archivio del comune di Monte Compatri

170 mila spesi dall’amministrazione comunale di Monte Compatri per un archivio digitale mai realizzato. A denunciare lo sperpero di denaro pubblico è niente di meno che il sindaco stesso di Monte Compatri Marco De Carolis, che solo dopo 13 anni è riuscito a recedire il contratto con la società che aveva ottenuto l’appalto per la digitalizzazione della documentazione comunale, mai portata a termine.

“Un inno allo spreco – esordisce così il primo cittadino spiegando cosa è accaduto in questi anni con l’archivio comunale - Ecco cosa rappresenta la delibera del 2003, per la digitalizzazione dell’archivio del Comune di Monte Compatri. Un provvedimento che, per 5 anni, impegnava la bellezza di 170mila euro per custodire e trasformare i fogli di carta in file. Un regalo di chi mi ha preceduto alla guida di Palazzo Borghese”.

La delibera, siglata dall’allora amministrazione comunale di centro-sinistra, prevedeva un rinnovo automatico e tacito del contratto per la digitalizzazione dell’archivio: “Ecco perché, appena insediato, non ho potuto rescindere un contratto blindato. Da oggi, però, i nostri documenti tornano in città e i monticiani non pagheranno un solo euro per la conservazione”, spiega ancora il sindaco Marco De Carolis.

 “La storia, come detto, iniziò 13 anni fa. Quando la sinistra affidò alla Hstudy, poi Sda Logistica, per ‘usufruire della tecnologia in materia di gestione documentale per la riorganizzazione dei propri atti’, si legge nella determinazione numero 118, firmata nel luglio del 2003. Oltre 31mila euro per la procedura di informatizzazione. Mai avvenuta, però. E nessuno di quella squadra che allora amministrava, e oggi è all’opposizione, si è preoccupata di verificare questo spreco di risorse. Nonostante ci fosse una penale dello 0,2% per ogni giorno di ritardo nel compimento dei lavori, da parte della società”.

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“Altri 40mila euro impegnati, invece, per la conservazione. Oltre al danno – conclude il sindaco di Monte Compatri – la beffa: per consultare i nostri documenti, 4500 euro l’anno. Per questo, nel 2008 stop ai pagamenti alla ditta: inevitabile il contenzioso legale e la rescissione del contratto. In questo modo, noi abbiamo riportato i faldoni in città. E salvato 55mila euro”.

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