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Velletri: molestata sul treno incontra ogni giorno il suo aggressore in giro per la città

Una ragazza di 19 anni nel mese di ottobre è stata molestata sul treno Roma-Velletri. A distanza di pochi mesi il suo aggressore è libero e gira tranquillamente per la città di Velletri

Immagini di repertorio

Nel mese di ottobre, Alice (nome di fantasia), una ragazza di appena 19 anni è stata molestata da un uomo che viaggiava come lei sul treno serale della linea Roma-Velletri mentre rientrava a casa come ogni sera dopo aver seguito le lezioni all'università. Intervistata dall'emittente radiofonica Radio Cusano Campus, Alice ha raccontato la brutta disavventura che ha vissuto e soprattutto la delusione di vedere immediatamente libero il suo aggressore come se nulla fosse successo.

"È successo tutto la sera del 26 ottobre. Ero sul treno serale Roma-Velletri, tornavo dall'università - racconta Alice intervistata dai due speaker Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio - Quel giorno mi misi su un vagone in cui non salgo mai, il numero 3. C'erano parecchi passeggeri e pensai di aver fatto la cosa giusta. Una volta arrivati a Cecchina, un signore rumeno è salito e si è seduto vicino a me. All'apparenza era un uomo normale, ma quasi subito nell'aria si è diffuso un odore di alcol insopportabile. All'improvviso ha messo le mani nei pantaloni e ha iniziato a masturbarsi. Mi sono alzata immediatamente, cercando di prendere le mie cose per cambiare posto,ma in quel momento l'uomo si è messo precisamente davanti a me, si è abbassato i pantaloni e gli indumenti intimi continuando a masturbarsi e afferrandomi con l'altra mano per la coscia. Sono scappata, ho chiesto a una signora il permesso di sedermi vicino a lei. A detta sua non si era accorta di nulla, ma ha tentato di rassicurarmi a modo suo, raccontandomi che era successo anche a lei, come se fosse tutto normale".

Nessuno dei passeggeri si è mobilitato per aiutare la ragazza e l'uomo ha continuato i suoi atti osceni senza che qualcuno si indignasse, nell'indifferenza generale: "All'inizio ho urlato, poi mi sono messa a piangere. Arrivata alla stazione di Velletri, qualche manciata di minuti dopo, da sola, sono corsa via dal treno per raggiungere mio padre che mi aspettava con la macchina fuori al parcheggio. La prima cosa che ho detto salendo in macchina è stata 'io all'università non ci vado più', poi gli ho raccontato l'accaduto e subito siamo andati in stazione per avvertire il capotreno o il personale, ma non c'era nessuno, una stazione fantasma. Subito siamo andati in Polizia, dove hanno accolto la mia deposizione".

Purtroppo come spesso accade in questi casi c'è stato anche qualcuno che ha ben pensato di accusare la vittima di aver provocato l'aggressore. "Il giorno dopo, il 27 ottobre sono tornata per formalizzare la mia denuncia contro ignoti. Il bello è che il giorno dopo qualcuno mi ha insultato, dicendo 'Siete sicuri che non l'abbia provocato lei?', sempre quel qualcuno, un padre di famiglia tra le altre cose, mi ha definito come 'La solita puttanella in cerca di cazzi' - continua Alice nel suo racconto -Due giorni dopo, alle 23:51, la polizia mi ha lasciato un messaggio in segreteria, dicendomi che ero invitata la mattina seguente per il riconoscimento. Il 29 ottobre alle 10 ero in commissariato, di nuovo tremante e con le lacrime agli occhi. Credo che il riconoscimento sia stata la cosa più dolorosa e più difficile. Mi ha sconvolto vederlo di nuovo. Ancora oggi mi chiedo perché una cosa del genere sia successa proprio a me. Mi chiedo se magari sarebbe successo ugualmente anche se fossi salita nel vagone 2, quello dove salgo di solito. Mi chiedo se è stato il destino, la fatalità oppure solo tristi coincidenze. È difficile trovare risposte, impossibile trovare il coraggio di salire di nuovo in tranquillità sul treno, a qualsiasi orario".

Oltre al danno, per Alice,la beffa perché il "maniaco" del treno gira tranquillamente a piede libero per la città e non di rado Alice lo incrocia per strada: "Una settimana dopo il processo ho incontrato il maniaco rumeno in un fast food nel mio paese. Dopo qualche giorno ancora l'ho incontrato di nuovo sul treno alle 11.30 di mattina. Io dopo quello che mi ha fatto sono andata in analisi per mesi. Lui va in giro con spavalderia, come se niente fosse. Ecco, questo mi infastidisce molto. Nel processo io mi sono costituita parte civile. Lui ha ammesso di aver compiuto atti osceni, ma si è difeso dicendo che quando mi ha afferrato per la coscia non voleva trattenermi ma solo sorreggersi, anche se era seduto, a causa degli spostamenti del treno e dello stato alcolico. Denuncerei tutto di nuovo, ma sono rimasta molto delusa dalla giustizia".

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